Siamo a Este, clima tropicale, festa dei fiori. Prima che altri argini interminabili fiacchino la nostra volontà, pubblichiamo il diario della tappa di ieri. Buona domenica a tutti!
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DOPO IL PAESAGGIO: la seconda tappa, da Ronco all’Adige a Borgo Frassine

Ci svegliamo a Ronco all’Adige nella canicola. Dopo una parca colazione ci mettiamo in cammino, volti baldanzosi nonostante qualche vescica. Soprattutto osserviamo con gioia l’iniziazione alla strada della piccola M., 4 mesi, occhi di gatto zingaro, che sorride, stride e speriamo – ne parliamo anche – che il suo inconscio venga segnato da questo cammino.
Fino ad Albaredo d’Adige una ciclabile ci evita di essere inghiottiti dal magma delle provinciali e statali, dove regna la legge del più forte. 
Sosta al bar, conversazioni con gli anziani locali, lettura delle prime pagine dei quotidani, non c’è ancora un governo leggiamo, e pare che a nessuno importi niente, soprattutto qui, in Veneto. Di persone che ciondolano, bighellonano, di vaganti insomma non ne vediamo, a parte qualche ciclista e l’immancabile pasionario del jogging. Ci si incontra e ci si saluta poco, lo notiamo subito. Noi però salutiamo lo stesso, a voce alta. Sulla strada non salutarsi è roba brutta, e noi siamo indubitalmente belli nel nostro sudore, la polvere ci mette in rilievo i lineamenti, il sole turco e leone mette bronzo sulla nostra pelle di pellegrini sbiancati dall’inverno.
Per arrivare a Veronella niente argini, strada e macchine, un cane bastardo che cerca di aggregarsi a noi e che dobbiamo convincere a tornare indietro, dei rom in cortile, la monocoltura nei campi, nessun albero da frutta oggi, soprattutto quasi nessun uccello, a parte un airone cinerino, un misto tra epifania e miracolo. Un muro su cui campeggia la scritta “Ghetto Veronella” e un cartello che proclama la superiorità del cane sull’uomo ci accolgono. Ci sono casette, prati all’inglese, poche persone in giro, molte macchine, forse guidate da spettri padani, forse incarnazioni di trattori antichi che oggi non trovano pace. La troveranno? Questa terra di contadini oggi cosa è, o cosa vuole essere?
Il paesaggio ci interroga, restiamo dietro il paesaggio, di porta in porta si grida all’amore nella dolce devastazione, scriveva il veneto Zanzotto, apparso in sogno a uno di noi. Canale Leb, Cologna Veneta, memorie romane ci svegliano dal torpore, ma a svegliarci è soprattutto Dionisia, pellegrina in potenza, tra pochi giorni sul Camino de Santiago, piena di aspettative e quella forma di gioia che scintilla negli occhi delle creature della strada, che chiede e ansima e ci sollecita all’allegria.
Poi è tutto argine del Guà, una nutria grande quanto un alligatore, campi forse di patate e cipolle, forse di cereali, qualche timida vigna, una pieve nei campi, il comignolo di una fornace in lontananza, un aquilone nero che svetta in cielo foriero di?
A Borgo Frassine veniamo ricevuti come ogni viadante vorrebbe. Da nemmeno un mese è stato inaugurato un ospitale e noi siamo i primi a goderlo. Ospitalieri gentili (Roberto, Paola, Giorgio) che ci preparano la cena, si mangia insieme, si ride e ci si promette passi futuri. Sono queste le cose che cambiano le prospettive. Non c’è cammino senza accoglienza e viceversa. La segnaletica, i siti web, i depliant, tutto ciò non serve. Le porte aperte, sempre. Speriamo che il Veneto riparta da qui.

E qui il nostro racconto per Radio Francigena 🙂

Seconda tappa – 21 aprile – Da Ronco all’Adige a Borgo Frassine

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