L’ACQUA DI RUBINETTO NO

Dopo l’ottima accoglienza ricevuta a Borgo Frassine, i Rolling Claps, dopo aver aspettato che la messa delle 9.30 avesse inizio, rimpolpati in numero e in spirito dall’arrivo del Cammerlanghe, si accingono a partire sostenuti dall’ottima prospettiva di dover percorrere ben 28 km attraverso un paesaggio pressoché sconosciuto: l’argine del fiume. Sotto un cielo un po’  fosco e inquietantemente muto, quasi innaturale, privo di insetti o qualsivoglia essere vivente che non sia un Clap, il gruppo si mette in cammino e il morale è ancora alto nonostante gia’ si preavverte il fatto che :cit. del Mulo Messner “in queste terre abbiamo avuto tanti sentimenti, che a mano a mano si sono amplificati in uno unico e grande…”. 
Dopo chilometrate di argine sterrato, arriviamo finalmente entro le mura di una bellissima e d’argilla rossa Este, gremita di gente e di fiori: questa infatti è la domenica di “Este in fiore”. Salutiamo il saggio del gruppo, O Pe couxinho, che si conferma tale decidendo di raggiungere la stazione dei treni e di tornare a casa senza raggiungere Monselice. Abbiamo però bisogno di variare il paesaggio, e quindi proseguiamo lungo la zona industriale, rovente nell’asfalto, e in cui anche i cinesi tengono chiusi i bar alla domenica. Stremati e accaldati riprendiamo il nostro amato argine, godendo però di una pausa sotto una delle rare ombre regalataci dal muretto di una casa in rovina.  Ancora manciate di chilometri e si arriva nei pressi di Monselice, dove, dopo il fagiano morto, incontriamo Stefano, detto Bino, che simpaticamente ci da alcune dritte sulla citta’. Dopo una sosta per una rinfrescante birra in un locale in cui è proibito servire l’acqua di rubinetto, raggiungiamo l’ostello e ci prepariamo per la cena. Il fato vuole che a cena rincontriamo Bino, con il quale abbiamo così modo di parlare un po’ di più: ci racconta di essere ex guardia forestale, un corpo oramai forzatamente miliarizzato da quando e’ passato all’arma dei Carabinieri; del cementificio e della  scuola materna che chiuderà per gli elevati livelli di diossina rinvenuti; del fatto che in zona c’è un alto tasso di malati leucemici…insomma, tosi mii, volemo o no darghe un ocio a quel che sucedi in sto toco de tera veneta? Andiamo a letto con un po’ di amaro in bocca, un po’ di animo infacchito ma non vinto, un po’ di voglia di dormirci su’ e svegliarci domani per trovare un argine ombroso, godendo della vista e della presenza di insetti e animali, di un cielo limpido ed energizzante, di una campagna meno inquinata e sfruttata, degli autoctoni che non si lamentano dei “foresti”, dei “mori” che però sono l’unica forza lavoro per la raccolta….
E qui il taconto orale della tappa

Terza tappa – 22 aprile – Da Borgo Frassine di Montagnana a Monselice

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