Asfalto e lungargini

La quarta tappa del cammino dei Rolling Claps da Verona a Venezia prende il via alle 8.00 dal Venetian Hostel di Monselice, struttura molto accogliente. Facciamo una parca (si fa per dire) colazione al Bar Sport, dove due sorridenti cameriere ci chiedono dove andiamo e ci manifestano con simpatia la loro curiosità. Prendiamo via Roma e ci dirigiamo verso le mura della città.
Prima di uscire incontriamo per la terza volta in 12 ore Stefano detto Bino, che già la sera prima aveva condiviso con noi alcune riflessioni sulla sua amata Monselice. Ne parla come di un luogo che continua ad amare, nonostante sia tanto cambiato, perché tanto è cambiata la gente che la vive, sempre e troppo “a caccia de schéi”.

Imbocchiamo il primo lungargine, lasciandoci alle spalle i colli euganei, che descrivono un arco bellissimo all’orizzonte dietro di noi. La giornata rispetta le aspettative: sole e caldo e dislivello zero.
Per raggiungere Pernumia siamo costretti a percorrere un pezzo di statale. Un cartello all’ingresso del paese ci ricorda che è la terra natìa del Ruzante, drammaturgo del 1500 e del misterioso Vino friularo, che alla fine non siamo riusciti a bere da nessuna parte, perché nei bar non lo conoscevano.
Passiamo attraverso strade secondarie, tra villette curatissime, dotate di cani di piccola taglia e robot tagliaerba da giardino fino a raggiungere Cartura. La gente non sembra essere contenta di vederci, salvo il simpaticissimo signor Sturaro che ci regala 4 mele e ci offre dell’acqua.
Prendiamo la strada per Trevisana e poi per Gorgo. A Bovolenta raggiungiamo il Bacchiglione. I corsi d’acqua sono evidentemente in pessimo stato. È un problema che incontriamo lungo tutto il percorso. Ci fermiamo in un bar gestito da  una ragazza cinese alla quale chiediamo: “se dobbiamo arrivare a Pontelungo a piedi ci conviene percorrere l’argine destro o sinistro?” La saggezza millenaria dell’impero celeste non ci delude “Meglio in macchina”. Andiamo in cassa per pagare e ci commuoviamo alla consegna di uno scontrino. Non ne abbiamo visto uno per giorni.
Scegliamo l’argine destro, dritto, lunghissimo e molto trafficato. Alla nostra sinistra allevamenti intensivi e monocolture a perdita d’occhio. Cattivi odori.
Anche il buon Bino di Monselice, ex guardia forestale, ci aveva raccontato le sue preoccupazioni in relazione allo sfruttamento eccessivo dell’ambiente della sua amata terra e dell’utilizzo dei pesticidi. Ma altra cosa è vederlo con i propri occhi.
Non vedere un uccello in volo per chilometri e chilometri e non vederne posati sui campi è quanto di più inquietante e innaturale ci potesse capitare di vedere. Mosche, vespe, coleotteri men che meno.
Nonostante i molti acciacchi fisici della truppa, riusciamo stoicamente a raggiungere Pontelungo. Da qui l’ultimo lungargine fino a Correzzola e di nuovo l’ultimo tratto dei 37 km di oggi fino a Brenta d’Abbà.
Al bar Max di Correzzola, attendiamo l’arrivo in bus del grande Grappapparte, clap che ci ha raggiunto da Roma. Incontriamo due simpatici rastoni del posto che ci chiedono “Idoli, dove ndè?” “Da Verona a Venezia”. “A pie? Che storie! E perché?”
Ecco amico rasta, non c’è esattamente un perché. Ma il cammino è una dimensione bellissima.

Quarta tappa – 23 aprile – Da Monselice a Brenta d’Abbà

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